lachiacchiera

lo sfogo di Bea.

la metropolitana

Una delle mie paure irrazionali è quella delle porte che si chiudono, per esempio l’ascensore. Ho paura di infilarmi di corsa nel momento in cui le porte si stanno chiudendo. Lo so benissimo che ho un’altissima probabilità di farcela, e so anche che le porte non si chiuderanno mai su di me tagliandomi in due, perché sono programmate per riaprirsi in caso di resistenza. Ma ugualmente, mi metto ansia.

Oggi dovevo prendere la metro per andare a casa. Non ero di fretta ma comunque non volevo arrivare tardi. Per arrivare il binario bisogna scendere delle scale mobili.

Dalle scale si vede già chiaramente il treno, e oggi era già lì. Avevo due scelte; fare una gran corsa e infilarmi prima che le porte si chiudessero oppure scendere con calma e aspettare, con la pazienza che non ho, il prossimo.

In quei pochi secondi, ho pensato nella mia testa alle due scelte che avevo; una mi avrebbe molto probabilmente portato a casa presto ma mi faceva paura, l’altra mi avrebbe fatto aspettare ancora.

Sono rimasta immobile facendomi trasportare dalle scale, decisa ad aspettare. 

Dopo qualche altro secondo mi sono resa conto della stupidità della mia ansia e che chiunque altro al mio posto avrebbe preso quel treno pensando alla buona fortuna che ha avuto. Così mi sono messa a correre, e anche se le porte si stavano chiudendo davanti a me, sono entrata. 

Che avventurona, no? Degna di Indiana Jones!

Il punto è che le opportunità nella vita, a differenza della metro, non ritorneranno. Quindi prendi quel cazzo di treno!

hipsta▲

La mia scuola è piccola, e quindi è normale che le mode si diffondono super velocemente. Nell’ultimo anno in particolare un sacco di persone hanno cominciato a essere “hipster”.

Ovviamente si è iniziato con quelli che veramente erano hipster, con tanto di occhiale da nerd, vasta cultura musicale e comunque con un certo stile. Poi diciamo che ci sono quelli che hanno tentato di “copiarlo” ma che, a dirla tutta, non ci riescono tanto. Effettivamente seppure ci siano molti hipster fra gli adolescenti occidentali, uno o lo è già un po’ dentro oppure non potrà mai esserlo, come d’altrone funziona con gli emo (che grazie a Dio vanno diminuendo), i “pariolini” (adolescenti, di famiglia benestante, precisetti e vestiti di marca; i pariolini che ho conosciuto io erano del tipo Ralph Lauren-Abercrombie), le zecche (ragazzi comunisti, con uno stile che si ispira vagamente agli hippie degli anni ‘60 e in genere con dreadlocks e piercing) e tanti altri “tipi” di adolescenti.

Tornando agli hipster, visto che mi piace molto sia lo stile che le basi da cui nasce, ho deciso di fare una vaga analisi.

Innanzitutto, come si può definire veramente un hipster? Facendo un po’ di ricerca, ho messo insieme questa definizione: i hipster sono adulti o adolescenti già quasi adulti che amano l’arte indie (indipendente, cioè musica e film prodotti da studi di produzione musicale e cinematografica che non sono i “majors” ma sono più piccoli e meno conosciuti), e tendono a rifiutare le mode, cioè tutto ciò che è “mainstream” (di tendenza, una corrente conosciuta dalle masse). 

La rivista Time, nel 2009, ha dato questa definizione di hipster:

“Hipster sono quegli amici che sghignazzano quando gli dici che ami i Coldplay. Sono quelli che indossano magliette con citazioni di film di cui non hai mai sentito parlare e gli unici che ancora pensano che la Pabst Blue Ribbon sia una buona birra. Indossano cappelli da cowboy e berretti e pensano che Kanye West gli abbia rubato gli occhiali. Tutto quello che li riguarda è costruito con l’obiettivo di dare l’impressione che non gliene frega niente”.

Sempre la rivista Times spiega com’è lo stile hipster:

“…prendi il maglione di tua nonna e i Ray-Ban di Bob Dylan [quelli chiamati Wayfarers], aggiungi calzoncini di denim e una lattina di Pabst e voilà-hipster”

Ed è proprio così, un hipster medio maschio tipicamente ha pantaloni skinny, una maglietta di una band indie (per esempio Franz Ferdinand, Radiohead ecc.), gli occhiali cosidetti da “nerd” che tanto vanno adesso, una sigaretta in mano e i capelli disordinati apposta. Gli piacciono le cose vintage, l’ironia e i triangoli. Odia il kitsch e i cantanti pop come Lady Gaga.

 

I hipster però hanno ricevuto un sacco di critiche, anzi sono forse di più quelli che si divertono a prendere in giro i hipster su internet che i hipster stessi. 

La cosa principale da contestare, la quale effettivamente ha un fondamento ed è quasi scontata, è quella di cui scrive la giornalista Julia Plevin nel Huffington Post:

“essere hipster gira intorno al fatto di evitare etichette e di essere etichettati. Tuttavia, loro si vestono tutti uguale e si comportano uguale, conformandosi nella loro anticonformismo”.

A questa affermazione io devo dare ragione. Se il fondamento di essere hipster è quello di essere anticonformista, se molte persone esprimono il loro anticonformismo nello stesso modo allora si entra in una situazione contraddittoria, è ovvio. 

Inoltre, è facilissimo prendere in giro le mode hipster, dai capelli spettinati che sembrano unti all’ossessione per i triangoli e per le immagini con galassie e stelle.  Io stessa sono una grande fan delle immagini satiriche nei confronti dei triangoli, soprattutto perché vedo un sacco di aspiranti hipster che cominciano la loro venerazione tentando di copiare l’amico. Alcune giuro che mi fanno spisciare! Mi fa ridere soprattutto la quantità di siti internet dedicata all’odio nei confronti degli hipster. è la stessa cosa che succede con gli emo e i truzzi; è facilissimo prenderli in giro, per il semplice motivo che si tratta sempre di casi di tentato anticonformismo che finisce inevitabilmente col trasformarsi nel conformismo più assoluto. 

Insomma, per quanto prendere in giro i triangoli e la filosofia hipster sia divertente e per quanto si contraddicano completamente ai loro principi, io devo ammettere che però i hipster mi piacciono. Sono simpatici, di solito sono persone super interessanti con gusti che condivido e lo stile mi piace un sacco esteticamente. Sono una grande fan degli occhiali nerd e dei jeans skinny. Non sono hipster perché non credo di averlo nel sangue, ma potrei farci un pensiero. 

Ma nella mia scala di interesse il hipsterismo è superato di gran lunga dall’originalità; le persone a cui veramente non gliene frega niente, quelle che veramente esprimono la loro creatività nei modi più insoliti ma spesso i più efficaci sono sempre le persone più interessanti e più piacevoli. Chi cerca di essere come quelli che lo circondano può trarne tante cose ma perde la sua indipendenza e sarà sempre una pecora in mezzo ad altre pecore che seguono dei pastori….ooook, mi sto perdendo con la metafora. 

Piccolo p.s. : ho scoperto che la città più hipster d’Italia sarebbe Bologna, soprattutto il quartiere universitario. Ma sarà vero?

Exhibit Your Self: beautiful tale

Everything started when the woman to whom evrything had been given decided dhe didn’t enough.

Temptation made her take that first, sinful bite. After that infamous bite she was conquered by the desire burning inside of her, like an unquenchable fire.

She lost control of her body, driven by those…

(via exhibityourself-deactivated2011)

adam&steve

Quando una persona ammette di essere omofobica o comunque di provare rancore nei confronti dell’omosessualità, la mia reazione automatica è di fare un’espressione facciale di quelle che non riesco a controllare. Non è una faccia di confusione, nemmeno una faccia di delusione; è proprio una faccia di disapprovazione, in un certo senso mi dispiace per la persona che ho davanti e quasi mi viene voglia di fare qualcosa per tirarla fuori dalla sua inettitudine. 

Studiando storia ma anche solo guardandomi intorno, ogni volta rimango sorpresa che una cosa stupida come l’omofobia esista. Mi sembra assurdo, assurdo più dei programmi televisivi giapponesi, più insensato dei video musicali di Lady Gaga, più ridicolo delle cazzate di Paris Hilton. Ogni santa volta mi viene da fare un *facepalm*, e mi chiedo perché, perché la società si è inventata una cosa tanto inutile, tanto improduttiva, tanto infondata come l’omofobia? Già c’erano i pregiudizi, le guerre, la corruzione e tante belle cose, ma pure questo dovevamo tirare fuori?

Se una persona si comporta in modo omofobo è in una piccola parte colpa sua, perché se qualcuno tratta gli omosessuali come se fossero una ristretta casta a parte, separata dal resto dei “normali” , allora evidentemente non si è guardato minimamente intorno, e non ha notato che su questo pianeta esistono almeno  700 000 000 persone che si identificano come LGBT, un numero decisamente non insignificante. Basta accendere la televisione per vedere Tiziano Ferro, Gianna Nannini, Lindsay Lohan, Ellen Degeneres, ma fare una lista è totalmente inutile perché ci sono così tanti riferimenti al mondo gay e così tante persone relazionate a quel mondo che non finirei più. Vedere e trattare in modo dispregiativo tutti coloro che si ritengono omosessuali è un esempio dell’ignoranza più totale di alcuni trogloditi che purtroppo esistono ancora; è come insultare pubblicamente una grandissima quantità di persone. 

Tuttavia io non mi sento di accusare gli le persone omofobe di essere completamente responsabili del loro comportamento. Ci sono moltissimi fattori ambientali da considerare; la loro famiglia, il paese dove sono cresciuti, insomma l’influenza di tante persone e situazioni che hanno incontrato durante il loro percorso e che hanno fatto nascere un sistema di valori determinati da cui è difficile uscire. Se un ragazzo fa parte di una famiglia molto tradizionale, tendenzialmente schierata a destra, è ovvio e naturale che sia abituato a considerare come validi solo gli accoppiamenti donna-uomo e che la scoperta dell’esistenza di coppie omosessuali lo lasci confuso e le rifiuti. Nella mia breve vita ho imparato che gli uomini, per loro natura, non sono in grado di rimanere indifferenti nei confronti di questioni che provino in loro un sentimento forte, qualunque esso sia. Per cui è probabile che il ragazzo di prima probabilmente si lascerà prendere da un odio o disprezzo completamente irrazionale nei confronti dei gay. E se ipoteticamente il ragazzo è lui stesso gay, farà moltissima difficoltà ad accettare e convivere con questo suo modo di essere, soffrirà molto più di altri che a differenza sua hanno avuto la grande fortuna di nascere in famiglie con la mente aperta. 

Quindi posso capire quelle persone che si comportano in modo omofobo magari quando sono preadolescenti, magari se sono ormai abituatissime a vivere in un mondo chiuso come una scatoletta. Ma non è assolutamente giustificabile nei casi di adulti grandi e grossi, con un minimo di cultura, un lavoro, che abbiano viaggiato anche poco. Anzi penso che sia un comportamento alquanto vergognoso e indegno di esseri umani con un cervello funzionante. Eppure quanti ne esistono oggi? Ogni volta che sento parlare del famoso Fred Phelps mi viene un brivido (ho messo un link al suo sito internet per chi non lo conoscesse). Una bella pena di castramento qui non ci starebbe male.

Una domanda che mi sorge spontanea quando si parla di omofobia: da quando è iniziata e perché? Quale evento ha scatenato la nascita di questo tipo di discriminazione apparentemente insensata? Forse la diffusione del cristianesimo? Non è un segreto che nell’antichità l’omosessualità era una cosa normalissima. Quanti esempi abbiamo nell’antica Grecia e nell’antica Roma? Da Alessandro Magno all’imperatore Adriano, da Saffo a Ottavia, possibile che quei barbari, trogloditi che erano gli antichi romani fossero più aperti mentalmente riguardo alle relazioni omosessuali di noi occidentali contemporanei? È veramente un paradosso.

Due cose vorrei dire alle persone omofobe: numero uno, aprite la vostra mente e i vostri cuori, e smettete di mettervi in imbarazzo da soli di fronte a milioni di persone. Due, se proprio non ci riuscite ad accettare il fatto che l’amore esista anche fra due persone col pisello e due persone con la patata, allora, per lo meno, tenetevelo per voi, nessuno vi obbliga ad esprimere la vostra opinione su questioni che non vi riguardano. Se lo Stato propone leggi per autorizzare il matrimonio omosessuale o per lo meno il riconoscimento delle coppie di fatto, se proprio non potete fare a meno di votare contro, allora fatevi un favore e prendetevi una bella vacanza in un romantico agriturismo in Umbria e non votate. I gay non hanno voce in capitolo sulla vostra vita sentimentale e sessuale, per cui voi non dovreste averla nella nostra.

L’Italia è indietrissimo da questo punto di vista. Non sono riconosciute le coppie di fatto. Non sono vietate le discriminazioni contro i gay (o almeno non tutte). Non si vedono mai due ragazzi che si tengono per mano per strada (invece in Spagna, garantisco che ce ne sono eccome). Abbiamo gente come quell’amore di Alessandra Mussolini che spara “meglio fascista che frocio”. Un altro meraviglioso personaggio, Scilipoti, ha paragonato le lesbiche ai ladri. E chi si può dimenticare il papa, il quale non si stanca mai di ricordarci che l’omosessualità “non è moralmente giusta”. 

Io spero che questa cosa assurda dell’omofobia si estingua presto. Nel frattempo, giuro che farò tutto quello che posso fare per dare il mio contributo a questa lotta. Il giorno che io, mia sorella, mio fratello, o chiunque dei miei amici si innamoreranno di qualcuno del loro stesso sesso, io voglio che possano sposarsi ed amarsi liberamente nel loro paese, come è giusto che sia e come è ridicolo che non sia già.

                   

People think that I must be a very strange person. This is not correct. I have the heart of a small boy. It is in a glass jar on my desk.

Stephen King

                              

epistolae

Quando avevo cinque anni e stavo appena cominciando a scrivere, già avevo un Windows 95 in camera mia. Mio padre mi ha preso sulle sue ginocchia e mi ha fatto vedere come funzionava il computer, cominciando da Paint e dai giochini su internet. Ero una bimba abbastanza precoce e subito mi sono esercitata a scrivere-praticamente il QWERTYUIOP ce l’ho nel sangue. Verso i dieci anni ho cominciato ad esplorare meglio internet e, essendo una grandissima appassionata di tamagotchi, mi sono messa a leggere tutti i forum riguardanti questo tema (ebbene si, a dieci anni ero una grandissima nerd) e non ci ho messo molto a decidere che volevo aprirne uno anche io. Non sto scherzando quando dico che ho passato il 2006 a occuparmi di “Tamasite”, che a un certo punto aveva qualcosa come 400 iscritti! Mi spacciavo per una quattordicenne (mi sentivo molto figa) e ho “conosciuto” un miliardo di altri appassionati di tamagotchi come me, tutti aggiunti a msn ovviamente!

Grazie a Dio, diciamocelo, la mia fase nerdissima è passata. Tuttavia da quel momento in poi non mi sono mai staccata da internet, semplicemente perché tutti i miei coetanei ci stavano- fra msn, il mitico “spaces” (una cacata allucinante!), youtube, poi dopo facebook e solo molto recentemente twitter, ormai la comunicazione fra noi adolescenti (e anche molti adulti) è in altissima percentuale totalmente virtuale. 

Fomentarsi per tutto questo è normale, e anzi io non negherò che grazie ha internet ho imparato una quantità di cose e conosciuto una quantità di persone senza le quali la mia vita sarebbe totalmente diversa. Sono una grandissima fan di alcune delle peggiori cose di internet: passo il giorno a fare riferimenti a meme di facebook come “me gusta” e “fuck yeah” (i miei preferiti sono senza dubbio il mitico cereal guy e nyan cat!), leggo giornalmente FML perché mi sembra la cosa più divertente del mondo, seguo dei Youtuber di cui sono totalmente innamorata come Ray William Johnson e passo forse troppo tempo a fare Twitter-stalking a persone che mi sembrano super interessanti!

Inoltre, adesso che ho WhatsApp sull’iphone con internet 24h, in teoria io e i miei contatti siamo sempre raggiungibili, anche di notte, anche quando sono in un altro paese, anche se semplicemente sto facendo i cazzi miei.

Insomma la comunicazione della mia vita avviene 90% su internet e 10% a voce, faccia a faccia. Se mentre all’inizio questo mi sembrava normale, ultimamente ho cominciato a nutrire un odio profondo nei confronti della comunicazione virtuale che spessissimo mi fa venire voglia seriamente di cancellarmi da tutti i milioni di social network a cui sono iscritta, ritornare al vecchio Nokia 1100 che ha mia nonna (e solo lei, già tutte le altre vecchiette si scatenano con il touchscreen e le applicazioni scaricabili) e mandare al paese delle meraviglie tutte quelle persone che provano a comunicare con me solo per via virtuale, e poi le vedi per strada e nemmeno ti guardano.

Solitamente non sono una tradizionalista anzi, tutto il contrario, ma quando si tratta di rapporti umani, io amo il meraviglioso vecchio sistema di parlarsi faccia a faccia. Le espressioni facciali, l’intonazione della voce, la spontaneità, l’ambiente, i gesti, il calore umano, anche se si tratta solo di parlare del tempo come fanno gli inglesi, il faccia a faccia è una cosa così meravigliosa che dovrebbero dare un premio a chi l’ha inventata.

Parlare al telefono è accettabile ma provo un po’ di rancore anche verso di lui. Il telefono è un attrezzo fatto espressamente per parlare, cioè l’atto di usare parole sintatticamente e logicamente ordinate, mentre gli esseri umani comunicano per mezzo di moltissime altre cose che mancano completamente.  Inoltre un essere umano medio, di età media e di intelligenza media non è una macchinetta che parla non-stop senza interruzione (beh forse io si) , ma si guarda in giro, si da una grattata, si tocca i capelli eccetera eccetera eccetera (io e Briget Jones abbiamo in comune che dobbiamo smettere di fare liste). Anzi c’è una citazione di Pulp Fiction che mi sembra perfetta- Uma Thurman che fa quella trasgressivona di Mia sta parlando con quel sexy uomo di John Travolta a cena in un posto allucinogeno;

Mia Wallace: Don’t you hate that?Vincent: Hate what?Mia: Uncomfortable silences. Why do we feel it’s necessary to yak about bullshit in order to be comfortable?Vincent: I don’t know. That’s a good question.Mia: That’s when you know you’ve found somebody really special: you can just shut the fuck up for a minute and comfortably share silence.

Io penso che questa conversazione sia espressa con molta eleganza una questione che riguarda tutti gli uomini da quando il primo homo sapiens è passato dai grugniti e le scoregge a parola un po’ più articolate. 

Insomma, le chat mi fanno cagare, il telefono un po’ di meno ma mi sembra una cosa troppo pratica. Tutte queste meravigliose invenzioni hanno forse facilitato la nostra vita di un milione di volte, ma hanno anche levato completamente il romanticismo. Prima riuscire a dire qualcosa a qualcuno era un’impresa, ma poi apprezzavamo molto di più la compagnia, le parole erano più pensare, era una cosa soddisfacente e di una certa rilevanza aver parlato con tale persone di tale cosa. Adesso, io a volte rileggo conversazioni di chat su facebook risalenti a un mese fa e rimango letteralmente scioccata dalla quantità di “discorsi seri e profondi” che faccio perchè non me ne ricordo nemmeno uno! Tutto ciò che ho scritto, dopo che spengo il computer sparisce nell’internet wasteland, never to be seen again. 

Una cosa che invece adoro e che trovo estremamente divertente e romantica sono le lettere. Si, lo so, va bene, sono consapevole che il novantanove percento degli uomini viventi non scrive una lettera da quando negli anni settanta un qualche geniaccio americano ha inventato l’email, ma su questa terra esistono ancora delle persone che le scrivono, quell’un percento, rappresentato da me e dalla già citata nonna. Occhei novantanove percento, ridete quanto volete, ma noi siamo grandissime fan delle lettere scritte a MANO su carta FIGA che richiedono almeno qualche oretta per il completamento e vi assicuro che le persone che le ricevono, sebbene all’inizio provino sentimenti misti di stupore e paura, rimangono sempre molto contente e commosse del pensiero. O almeno così dicono. 

Ho comprato un bel pacco di carta da lettere (esiste ancora!!), mi sono scritta alla mia scrivania, ho messo un po’ di musica di sottofondo (senza parole sennò mi confondo e scrivo ciò che canto) e, con la mia Pilot nera 0.5 mm (odio tutte le altre penne) mi sono scatenata e ho scritto la cosa più schifosa e sdolcinata nella storia delle lettere, roba che nemmeno Catullo è capace di far piangere e vomitare contemporaneamente così tanto. Ci ho spruzzato pure un po’ di profumo di Hollister sopra e l’ho sigillata usando esclusivamente la mia saliva. È come una piccola opera d’arte, magari non è un gran che, però ci ho messo un sacco di cose (cuore, impegno, pensiero ecc) che i messaggi su facebook se le sognano.

Insomma la comunicazione per internet è una cosa totalmente irrealistica e apatica,  il mondo dovrebbe staccare il WiFi per solo un giorno (che casino succederebbe!) e scrivere una bella lettera sdolcinata a tutte le persone che amano.